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Trasmissione del diritto di accettare l’eredità: cosa succede se muore il chiamato?

  • sofiazanelotti
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Capita più spesso di quanto si pensi: muore un familiare, si apre una successione ereditaria, e proprio mentre si sta cercando di capire “accetto o rinuncio?”, muore anche il chiamato (magari un figlio, un fratello, un nipote). A quel punto la domanda diventa urgente e molto concreta: quel diritto di scegliere che fine fa?


trasmissione chiamata eredità

La risposta è: non sparisce. Di regola si trasmette agli eredi del chiamato, con regole però piene di “tranelli” pratici (soprattutto sul rischio di accettazione tacita).


Che cos’è l’accettazione dell’eredità (e perché cambia tutto)

Finché una persona è “chiamata” (tecnicamente: delata), non è ancora erede. Lo diventa solo quando compie un atto di accettazione dell’eredità: da quel momento entra nei rapporti giuridici del defunto, non solo nei beni ma anche nei debiti, diventando successore “a titolo universale. È il passaggio che trasforma un dubbio (“valuto”) in uno status (“sono erede”).


Quando scatta la trasmissione del diritto di accettare

Se il chiamato muore senza aver accettato o rinunciato, il diritto di accettare entra nel suo patrimonio e passa ai suoi eredi: è la trasmissione del diritto (art. 479 c.c.).Tradotto in modo semplice: se Caio era chiamato all’eredità di Tizio e muore prima di decidere, gli eredi di Caio “ereditano anche la scelta” su Tizio.


Esempio: due lutti ravvicinati e una pratica che si complica

Immagina: Tizio muore e nel testamento nomina erede Caio. Caio non fa in tempo a firmare nulla, e dopo pochi giorni muore anche lui. A quel punto entrano in scena gli eredi di Caio (ad esempio Sempronio): non stanno scegliendo direttamente sull’eredità di Tizio perché “gli spetti”, ma perché quel diritto di scelta era nel patrimonio di Caio e quindi si è trasferito.


Le scelte del trasmissario (e il rischio di accettazione tacita)

Qui nasce la parte delicata: chi riceve la trasmissione (il trasmissario) si trova davanti a incastri possibili, e alcuni comportamenti “innocui” possono diventare accettazione tacita.


In pratica Sempronio può accettare l’eredità di Caio e così “si porta dietro” anche il diritto di accettare Tizio. Oppure può rinunciare a Caio, e in quel caso perde anche la possibilità di decidere su Tizio, perché quel diritto non lo ha più.


Il punto che sorprende molti è questo: se Sempronio accetta l’eredità di Tizio senza prima accettare quella di Caio, spesso finisce per accettare Caio tacitamente (art. 476 c.c.), perché sta compiendo un atto che può fare solo “nella qualità di erede” di Caio, cioè come titolare del diritto trasmesso. È uno di quei passaggi in cui una scelta fatta “per sbloccare una pratica” può trasformarsi in una responsabilità patrimoniale non voluta.


Due successioni, un solo filo logico

La trasmissione crea, di fatto, due successioni collegate: la prima dal primo defunto al chiamato (Tizio → Caio) e la seconda dal chiamato ai suoi eredi (Caio → Sempronio).E questo ha un effetto pratico poco intuitivo: quando si valuta la capacità a succedere, il trasmissario deve essere “capace” nei confronti del trasmittente (Caio), non necessariamente nei confronti del primo defunto (Tizio). È un dettaglio che in alcune famiglie ricostruite o con rapporti complessi fa la differenza.


Più trasmissari: la scelta non si spezzetta

Se gli eredi del trasmittente sono più di uno e non tutti vogliono fare la stessa cosa, la legge evita che il diritto “si frantumi”: chi accetta può finire per acquisire l’intero diritto trasmesso, mentre chi rinuncia resta fuori (art. 479, co. 2 c.c.).Qui torna utile ricordare un principio spesso ignorato: l’eredità non si può accettare “a metà” (art. 475 c.c.). O dentro o fuori, e l’errore tipico è credere di poter prendere “solo ciò che conviene”.


Trasmissione, rappresentazione, accrescimento e sostituzione: perché non sono la stessa cosa

Nella pratica si fa confusione perché i risultati possono “sembrare” simili (qualcuno subentra al posto di qualcun altro), ma le logiche sono diverse. La trasmissione di regola prevale su rappresentazione e accrescimento, perché il trasmissario non entra “perché l’altro non può o non vuole”, ma perché riceve un diritto già entrato nel patrimonio del trasmittente.E anche rispetto alla sostituzione testamentaria (quando il testatore indica un “secondo” erede se il primo non accetta), nella ricostruzione più seguita la trasmissione continua ad avere un peso decisivo: se il primo chiamato muore dopo l’apertura della successione senza decidere, il diritto tende a passare ai suoi eredi, non automaticamente al sostituto. È una di quelle situazioni in cui la lettura concreta del testamento e della cronologia degli eventi fa tutta la differenza.


Come evitare errori costosi: la regola d’oro

Quando c’è una trasmissione in gioco, la domanda non è solo “chi prende cosa?”, ma “con quali effetti e con quali rischi?”. Prima di muovere un dito conviene capire se ci sono debiti, se ci sono atti urgenti da fare e se è opportuno valutare il beneficio d’inventario per proteggere il patrimonio personale.


In ForLife, nella consulenza successoria, facciamo proprio questo: ricostruiamo la catena delle delazioni, verifichiamo gli atti già compiuti (anche quelli che possono integrare accettazione tacita) e impostiamo una strategia coerente con l’obiettivo della famiglia: sbloccare, tutelarsi, ridurre conflitti. E se il nodo nasce da un testamento “che salta fuori tardi” o custodito male, ha senso anche parlare di prevenzione: con la nostra Custodia Attiva il testamento viene conservato in modo sicuro e rintracciabile al momento opportuno, evitando smarrimenti, sorprese e tensioni.


Conclusione

La trasmissione del diritto di accettare non è un tecnicismo da manuale: è la ragione per cui, dopo un secondo lutto, una successione può cambiare improvvisamente direzione. Sapere quando scatta, quali scelte hai e dove si annida l’accettazione tacita significa evitare di “entrare” in un’eredità senza volerlo, magari con debiti o responsabilità inattese.


Se vuoi ricostruire il tuo caso con chiarezza (anche solo per capire se conviene accettare, rinunciare o valutare il beneficio d’inventario), ForLife ti affianca passo passo: trovi i nostri contatti su www.forlifesrl.com

 
 
 

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