Circonvenzione di incapace e testamento: quando la legge interviene a protezione dei soggetti fragili
- sofiazanelotti
- 11 ago
- Tempo di lettura: 3 min
In Italia, la regola generale è che può disporre per testamento chi non è stato dichiarato incapace dalla legge. Tuttavia, l’art. 591 del Codice Civile elenca tre casi in cui una persona non può validamente redigere un testamento: i minorenni, gli interdetti per infermità di mente e gli incapaci naturali, ossia coloro che – anche solo temporaneamente – non sono in grado di intendere e di volere.

Pensiamo, ad esempio, a un anziano che, durante una grave crisi di salute o sotto l’effetto di farmaci, non sia lucido nel momento in cui scrive il testamento. I
n questi casi, il documento può essere annullabile, su richiesta di chiunque abbia interesse a farlo valere, entro cinque anni dall’esecuzione delle disposizioni.
Questa tutela è importante, ma non basta da sola a fermare chi, approfittando di una situazione di fragilità, cerchi di ottenere un’eredità con metodi scorretti. Qui entra in gioco un reato specifico: la circonvenzione di incapace.
Che cos’è la circonvenzione di incapace
L’art. 643 del Codice Penale punisce chi abusa dello stato di fragilità di una persona – che può essere minore, malata, affetta da infermità o deficienza psichica, anche non riconosciuta formalmente – inducendola a compiere un atto giuridico dannoso per lei o vantaggioso per l’agente.
La norma non si limita alle malattie psichiatriche vere e proprie. La Cassazione ha chiarito che per infermità psichica si intende qualsiasi condizione che comprometta in modo serio la capacità di ragionare e di autodeterminarsi, mentre la deficienza psichica include forme più lievi, come la fragilità di carattere, l’isolamento sociale o la ridotta capacità critica.
In ogni caso, il punto centrale è la relazione squilibrata tra chi agisce e la vittima: l’autore del reato deve avere la possibilità di manipolare la volontà dell’altro, che non è in grado di opporsi.
Un caso reale: il testamento della badante
In una vicenda affrontata dalla Corte di Cassazione, una badante aveva convinto un’anziana – incapace di intendere e di volere, pur non essendo interdetta – a nominarla erede universale con un testamento olografo redatto pochi giorni prima della morte.
La Corte ha riconosciuto la circonvenzione di incapace, sottolineando che l’anziana non era in grado di valutare le conseguenze dell’atto e che l’imputata aveva approfittato di quella condizione per ottenere un vantaggio patrimoniale.
Le conseguenze penali e civili
La circonvenzione di incapace è punita con la reclusione da due a sei anni e con una multa fino a oltre 200.000 euro.
Dal punto di vista civile, l’atto compiuto può essere annullato, con effetti retroattivi: è come se il testamento o la donazione non fossero mai stati fatti, e i beni tornano a far parte dell’eredità da dividere secondo legge o secondo altre disposizioni valide.
Come prevenire il rischio
Chi assiste una persona anziana o fragile deve sapere che qualsiasi pressione indebita – anche velata – può avere conseguenze gravi. Allo stesso modo, chi teme che un proprio familiare possa subire influenze esterne dovrebbe:
Mantenere un contatto costante, per intercettare situazioni di isolamento o di manipolazione.
Far valutare la capacità di intendere e di volere da un medico, soprattutto se si sospetta una condizione di fragilità.
Conservare prove di eventuali pressioni o comportamenti sospetti.
In sintesi, la legge protegge i soggetti fragili sia vietando loro di disporre validamente del patrimonio in certe condizioni, sia punendo penalmente chi approfitta di quelle situazioni. La circonvenzione di incapace non è solo un reato: è un campanello d’allarme che ci ricorda quanto sia importante vigilare sulle persone più vulnerabili.
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