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  • sofiazanelotti

Successione legittima e necessaria: il legittimario che fa valere la simulazione agisce come terzo

Aggiornamento: 11 mag 2021



Con sentenza n. 16535 del 31 luglio 2020, la Seconda Sezione civile della Corte di cassazione ha affermato, in tema di successione necessaria, un articolato principio di diritto secondo cui il legittimario che agisca per il recupero o la reintegrazione della quota di legittima lesa dall'atto simulato si pone come terzo – a differenza dei successori mortis causa a titolo universale che subentrano nella condizione giuridica del defunto - rispetto al tale atto compiuto dal de cuius nel proprio patrimonio, giacchè, per la realizzazione del suo diritto a conseguire la porzione di eredita attribuitagli ex lege, egli si oppone alla volontà negoziale manifestata dal suo dante causa, come un qualsiasi altro terzo. Inoltre, quando con gli atti simulati concorrano anche donazioni, dirette o indirette che rendano il relictum insufficiente a soddisfare i diritti dei legittimari alla quota di riserva, avendo in vita il de cuius compiuto atti di liberalità che eccedono la disponibile, si determina il concorso tra successione legittima e necessaria, in quanto la riduzione delle donazioni pronunciata su istanza del legittimario ha funzione integrativa del contenuto economico della quota ereditaria di cui il legittimario è già investito ex lege. Ne deriva che la richiesta dell’erede di accertamento della simulazione non significa che la parte abbia fatto valere i suoi diritti di erede piuttosto che quelli di legittimario, divenendo decisivo l'esame complessivo della domanda. Nel caso in cui con gli atti dispositivi si sia esaurito integralmente il patrimonio del de cuius non opera il principio secondo cui il legittimario ha l'onere di indicare e comprovare tutti gli elementi occorrenti per stabilire se, ed in quale misura, sia avvenuta la lesione della sua quota di riserva, non avendo altra possibilità se non quella di agire in riduzione contro i donatari, implicando la deduzione della manifesta insufficienza del relictum la denuncia della lesione. Nel caso di specie, la Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza della Corte di Appello de L’Aquila che aveva ritenuto prescritta la domanda di simulazione per decorso del termine decennale dalla data di stipulazione, ritenendo che l'attrice, figlia riconosciuta del defunto, non aveva agito per la tutela della propria quota di riserva a lei spettante quale legittimaria, ma per far valere i propri diritti di erede ex lege sull'intero patrimonio del defunto ai fini della divisione.



Fonte: quotidianogiuridico

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