Che cos’è il legato di genere e come si esegue in pratica?
- sofiazanelotti
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Quando si fa testamento, spesso si vuole “lasciare qualcosa” a una persona specifica senza per forza indicare un bene preciso con targa, numero di serie o identificativo catastale. Qui entra in gioco il legato di genere, una disposizione molto utile ma anche piena di implicazioni pratiche: chi deve consegnare? Da dove si prendono i beni? E cosa succede se quei beni non esistono nell’eredità?

Per capirlo, immaginiamo una frase tipica: “Lascio a Caio 100 quintali di granoturco”. Sembra semplice, ma giuridicamente è una disposizione “a titolo particolare” su cose determinate solo nel genere, cioè non identificate singolarmente.
Che cos’è il legato di genere (e perché è un legato “obbligatorio”)
Nel legato di genere il testatore attribuisce al legatario non una cosa specifica (“quel terreno”, “quell’appartamento”), ma una quantità di cose appartenenti a un genere (“100 quintali di grano”, “10 lingotti d’oro da investimento”, “una somma di denaro”, “100 bottiglie di un certo vino”). In termini pratici, il legatario non diventa proprietario “automaticamente” di beni già individuati: acquisisce un vero e proprio diritto di credito a ricevere quella prestazione.
Questo è il punto centrale: finché non avviene l’individuazione dei beni (cioè la scelta concreta di quali specifici beni consegnare), la proprietà non passa. È un meccanismo coerente con il principio civilistico per cui, nelle attribuzioni di cose determinate solo nel genere, il trasferimento si perfeziona quando la cosa viene resa determinata.
Due tipi di legato di genere: cambia tutto sul “da dove” e sul “chi”In pratica, il legato di genere può essere pensato in due modi, e la differenza incide direttamente sul rischio di contenzioso.
Nel legato di genere in senso stretto, il testatore vuole che il legatario riceva “cose di quel genere” anche se non sono presenti nell’eredità. Tradotto: se al momento della morte non c’è neppure un chilo di quel grano, chi è onerato dell’esecuzione deve comunque procurarselo e consegnarlo. La logica è semplice: il bene generico, per definizione, è normalmente reperibile sul mercato.
Nel legato di cosa generica da prendersi dal patrimonio del testatore, invece, il testatore “vincola” la provenienza: quei beni devono essere presi necessariamente dall’asse ereditario. Qui l’effetto è più rigido: se nel patrimonio non ci sono, il legato non produce effetti; se ci sono ma in quantità inferiore, vale solo per la quantità esistente.
Un mini-caso tipico: “Lascio a mia nipote 50.000 euro da prendersi dai miei conti correnti”. Se sui conti, alla data del decesso, ci sono solo 20.000 euro, quel legato avrà effetto solo fino a 20.000, salvo diverse interpretazioni della volontà testamentaria e della struttura complessiva del testamento.
L’individuazione: quando e come il legatario diventa davvero proprietario
Il momento decisivo, per il legato di genere, è l’individuazione: scegliere quali beni specifici soddisfano la quantità e la qualità voluta dal testatore. È qui che, nella realtà, nascono i problemi: “chi sceglie” e con quale criterio?
Se il testatore non dice nulla, la scelta spetta all’onerato (di solito l’erede o chi è gravato dall’esecuzione). In questo caso, l’onerato deve consegnare beni di qualità non inferiore alla media. Se però nell’eredità esiste una sola cosa appartenente a quel genere, allora si deve consegnare proprio quella: né l’onerato può sostituirla, né il legatario può pretendere altro, salvo che il testatore abbia previsto espressamente una regola diversa.
Se invece il testatore affida la scelta al legatario o a un terzo, la regola generale è diversa: la scelta deve cadere su beni di qualità media. Ma con una “tutela” ulteriore per il legatario: se nell’eredità ci sono più beni di quel genere, il legatario può scegliere il migliore.
È un dettaglio che, nella pratica, fa la differenza tra un’esecuzione pacifica e una lite familiare, soprattutto quando il “genere” riguarda beni con valore molto variabile (gioielli, monete, bottiglie da collezione, opere, persino quote di merce in magazzino).
Quando il legato rischia di diventare “troppo vago”
Il legato di genere deve restare determinabile: se il genere è troppo ampio, si entra nell’arbitrio. “Lascio un fabbricato” è un esempio classico di disposizione che, se non viene circoscritta (uso, caratteristiche minime, contesto), rischia di non reggere perché lascia un potere di scelta senza confini reali.
Questo tema è molto attuale nei testamenti “fatti da soli”, dove la volontà è chiara nella testa del testatore, ma non è abbastanza definita sulla carta. In questi casi, una nostra consulenza testamentaria serve proprio a trasformare un’intenzione in una clausola che “funziona” quando davvero deve funzionare, cioè dopo il decesso, con eredi magari in disaccordo.
Se chi deve scegliere non può o non vuole: come si sblocca la situazione
Nella vita reale, la scelta può incepparsi: l’onerato non collabora, il legatario non si attiva, il terzo designato è irreperibile o rifiuta. Il sistema, però, prevede soluzioni.
Se la scelta spettava a un soggetto interessato (onerato o legatario) e questi non può esercitarla, la facoltà può trasmettersi ai suoi eredi. Se invece la scelta era rimessa a un terzo e questi non può o non vuole, può intervenire l’autorità giudiziaria affinché la scelta venga effettuata secondo la presunta volontà del testatore. Sul caso del legatario che “non sceglie”, le ricostruzioni possibili sono più controverse: in certe impostazioni ciò può equivalere a rinuncia, in altre si può chiedere un termine e poi considerare il legato rinunciato, in altre ancora si ritiene che il legatario perda solo il potere di scelta, che passa all’onerato.
Qui si vede perché, oltre alla clausola, conta anche l’organizzazione: quando un testamento resta in un cassetto, senza che nessuno sappia dove sia o come attivarlo correttamente, anche un legato “buono” può diventare ingestibile.
Per questo, in ForLife affianchiamo alla stesura anche servizi come la Custodia Attiva del testamento, con monitoraggio e recapiti di fiducia: l’obiettivo è evitare che la volontà resti teorica o, peggio, si perda.
Perché questo tema interessa anche chi ha patrimoni “non standard”
Il legato di genere non riguarda solo “granoturco” o “denaro”. Nelle successioni moderne compaiono spesso beni particolari: metalli preziosi, stock di magazzino, collezioni, strumenti finanziari, crediti, beni digitali. In questi casi, stabilire criteri di individuazione e qualità è essenziale per ridurre contestazioni e tempi.
È il motivo per cui, in una nostra consulenza successoria, oltre a gestire la dichiarazione di successione e la divisione, ha senso lavorare anche a monte: definire clausole eseguibili, chiarire chi sceglie, come si stima, e come si documenta la consegna. Sono dettagli che spesso “valgono” più del valore economico del legato, perché riducono conflitti e responsabilità.
Conclusione: il legato di genere è semplice solo in apparenza
Il legato di genere è una leva utile per lasciare beni senza identificarli uno per uno, ma richiede attenzione su tre punti: la distinzione tra legato reperibile sul mercato e legato vincolato al patrimonio, il momento dell’individuazione (quando nasce la proprietà), e le regole di qualità media o “non inferiore alla media” in base a chi compie la scelta. Se questi aspetti non sono governati, la disposizione rischia di trasformarsi in ritardi, tensioni e contenzioso.
Se vuoi impostare o verificare un testamento con legati di questo tipo, oppure devi eseguire un legato già previsto e vuoi farlo in modo ordinato e documentato, ForLife può affiancarti, contattaci su www.forlifesrl.com.



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