Quali sono i costi di una successione?
- sofiazanelotti
- 11 ore fa
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Quando si parla di costi successione, molte persone pensano subito alla “tassa di successione”. In realtà, nella pratica, le voci di spesa sono almeno tre: imposta di successione (se dovuta), imposte sugli immobili (imposte ipotecarie e catastali) e costi/compensi per gestire correttamente la dichiarazione di successione (oltre ai tributi collegati). Il punto è che l’errore più caro non è “pagare troppo”: è sbagliare un passaggio e dover rimettere mano agli atti, con costi raddoppiati e tempi più lunghi.

Imposta di successione: quando si paga davvero (aliquote e franchigie)
L’imposta di successione si calcola sul valore trasferito a ciascun beneficiario, applicando aliquote diverse in base al grado di parentela e, soprattutto, le franchigie (soglie di esenzione) previste dalla legge. Per la grande maggioranza delle famiglie, la franchigia è il motivo per cui “non si paga nulla” di imposta, pur dovendo presentare la dichiarazione.
In sintesi, oggi le regole pubblicate dall’Agenzia delle Entrate prevedono queste aliquote:
4% per coniuge e parenti in linea retta con franchigia di 1.000.000 € per beneficiario;
6% per fratelli e sorelle con franchigia 100.000 €;
6% per altri parenti fino al 4° grado e affini (nei limiti indicati) senza franchigia;
8% per altri soggetti senza franchigia.
È prevista inoltre una franchigia più elevata (1.500.000 €) per beneficiari con handicap grave (L. 104/1992, art. 3, co. 3).
Dal punto di vista pratico, qui nascono due errori frequenti.
Il primo è confondere “non pago imposta” con “non devo fare la successione”: la dichiarazione, quando dovuta, si presenta comunque e sblocca una serie di adempimenti (anche bancari e immobiliari).
Il secondo è sbagliare base imponibile e franchigia, soprattutto quando ci sono donazioni pregresse o patrimoni frammentati: dal 2025 vige il regime l’autoliquidazione , e questo rende ancora più importante fare bene i conti, perché le responsabilità sono tutte a carico del dichiarante.
Imposte ipotecarie e catastali: la voce che “pesa” quando ci sono immobili
Se nell’asse ereditario ci sono immobili (o diritti reali immobiliari), entrano in gioco le imposte cosiddette “ipocatastali”, che spesso sono la parte più concreta del costo complessivo, anche quando l’imposta di successione è azzerata dalla franchigia.
In generale, l’imposta ipotecaria è pari al 2% e l’imposta catastale all’1% (con minimi, ovvero con un pavimento di imposta), calcolate sul valore catastale determinato secondo le regole della dichiarazione.
Qui entra una leva decisiva: l’agevolazione prima casa.
Se un erede ne ha i requisiti e la richiede correttamente in successione, le imposte ipotecaria e catastale possono scendere a importi fissi (in luogo delle percentuali), con un risparmio spesso rilevante.
Attenzione però: la “prima casa” in successione non è una formula magica. Va verificata e impostata bene, perché un requisito mancante o una richiesta compilata male può generare contestazioni o la necessità di rettifiche. Ed è proprio qui che la consulenza fa la differenza: non per “fare un modulo”, ma per evitare che l’agevolazione venga chiesta quando non spetta, o venga persa quando invece era ottenibile. Si rischia persino un reato penale!
I tributi “invisibili”: bollo, tasse ipotecarie, tributi speciali, volture
Oltre alle imposte principali, la dichiarazione porta con sé altri costi amministrativi: imposta di bollo, tasse di trascrizione ipotecaria, tributi speciali e, quando necessario, la voltura catastale e relative spese.
Un esempio pratico che vediamo spesso: l’erede pensa che “tanto c’è solo la casa”, ma l’immobile è intestato con dati catastali non aggiornati, o manca un passaggio civilistico, o ci sono diritti reali letti male o errati nella visura catastale. Risultato: la successione si presenta, si pagano le imposte ma poi emergono incoerenze che costringono a fare integrazioni, rettifiche e nuove formalità, con ulteriori tributi e tempi, bloccando anche la compravendita e la possibilità di fare rogiti e mutui ipotecari ad esempio.
Non è terrorismo psicologico: è la dinamica tipica quando sugli immobili si procede “a intuito” invece che con una ricostruzione tecnica giuridica-amministrativa.
Costo del professionista: qui non esiste “uno come tanti” (e ForLife fa la differenza)
Quando arrivi a questa sezione, spesso scatta un riflesso automatico: “Ok, anche il professionista… ma uno vale l’altro”. Nelle successioni non è vero ed è proprio questo l’errore che fa spendere di più.
La dichiarazione di successione non è un modulo semplice: è un’operazione tecnica molto complessa che tocca immobili, quote, diritti reali, agevolazioni, banche, volture e responsabilità.
Se qualcosa è inserito male, succede che poi devi correggere, integrare, ripresentare, e spesso ripagare. Ogni errore costa da centinaia a migliaia di euro tra imposte ipotecarie e catastali, tributi speciali, bolli, nuove formalità e settimane (o mesi) di ritardi.



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